Pubblicato da: arniman | 20 giugno 2011

Malasanità italiana

Forse l’Italia è uno di quei paesi in cui si ha una propensione quasi professionale a osservare il difetto nelle cose e ad esasperarlo. Certe volte ci si chiede se non sia che il difetto e il problema diano più da parlare e scrivere, e per questo se ne parli di più. La tragedia o la negligenza sono più strappalacrime di un viaggio andato a buon fine. Abbiamo la testa piena di ricordi di casi di malasanità, specie se a sud di Roma. La mia esperienza personale invece, per quanto possa essere rappresentativa, è tutta positiva. Mi sono ammalata a 20 anni di diabete di tipo 1, diabete mellito, quello che aveva anche Craxi e che da piccola pensavo fosse una cosa orribile. Non Craxi, cioè, anche, ma il diabete. Lo immaginavo come una sorta di morbo che ti divora piano piano dai piedi in su. Nella confusione di capire cosa mi stesse succedendo, e perché, sono stata indirizzata dal mio medico generico, una donna che se potessi l’abbraccerei ogni giorno ma non lo faccio sennò mi commuovo,  verso il reparto di diabetologia del Brotzu, un ospedalone sopra una collina cagliaritana. Sì, è stato terribile. E’ stato come finire sott’acqua senza respiro per molto tempo,mesi e mesi,sinchè la mia testa non ha ceduto. E ogni tanto l’aria mi manca di nuovo,è successo anche oggi. Ma è la realtà della malattia che è difficile da affontare. Il personale del reparto è stato adorabile. Hanno preso la mia vita, l’hanno raddrizzata, e me l’hanno riconsegnata. Zoppicante e delusa dalla sfiga di essermi guastata a 20 anni,ma mi hanno insegnato come fare. Sono stati di un’umanità immensa,dal primo all’ultimo. L’infermiera che mi trattava come fosse mia mamma, e quella che mi ha confortata quando ho avuto una crisi di pianto ininterrotta. Il medico che mi ha soccorsa quando avevo la glicemia a 550. L’altra infermiera che ti leggeva dentro perchè anche lei ha il pancreas morto come te. Il primario che passava per il corridoio e sembrava distante,ma poi hai scoperto la sua dedizione per i pazienti e ti sei sentita tranquillizzata, amata.
I dispositivi medici salvavita come le penne per insulina, il reflettometro e l’insulina sono totalmente gratuiti. E per questo grazie alla Sanità pubblica. I dispositivi si guastano, si rompono, spesso alla vigilia delle vacanze o nei momenti più inopportuni. Una volta si è inceppato il reflettometro,non potevo controllare il livello di zucchero nel sangue. Sono andata all’ospedale, il reflettometro era difettoso e ne ho avuto un altro subito. Neanche un anno fa si è rotta la penna per l’insulina, in mezz’ora ne avevo una nuova, più robusta e resistente.
Oggi il reflettometro che usavo ormai da quasi sette anni ha deciso di rompersi definitivamente. Ho avuto il mio quarto d’ora di improperi in sardo, in italiano, e di nuovo in sardo, e sono andata all’ospedale. Senza preavviso perchè quando qualcosa si rompe di norma non avverte. Era di guardia il dottore che mi ha soccorsa anni fa. E’ un uomo all’apparenza un po’ burbero, ma delizioso. Gli voglio un po’ bene ecco. Non ha adottato l’atteggiamento da medico spocchioso che non si abbassa alle operazioni da sportello. L’infermiera era al telefono con un altro paziente. Il medico di guardia mi ha chiesto cosa mi servisse e mi ha dato uno dei tanti reflettometri che i rappresentanti lasciano in ospedale. Quattro minuti in tutto, forse. Un’efficienza e una immediata soddisfazione dei miei bisogni che ancora mi stupisce. Senza stare a pensare a tutto ciò che può essere dietro a questi medici e infermieri, scelte, decisioni, dedizione, un mondo psicologico immenso.

Non mi è piaciuto ammalarmi. E ancora oggi maledico di continuo questa palla al piede, anche perchè sono una persona intrinsecamente ingestibile. Non mi sono piaciuti 11 dannati giorni di day hospital che mi hanno alienata dal mondo esterno all’ospedale. Ma ogni volta che succede qualcosa, ho un problema o un incidente di percorso il reparto di diabetologia è lì e le risposte arrivano. Anche in modo non convenzionale. Un sacco di persone si lamentano delle file immense per i prelievi e degli appuntamenti fissati dopo mesi.Io ho pazienza: la mattina del prelievo so che non farò altro,starò in ospedale e aspetterò. Se non posso avere in tempi rapidi un consulto col mio medico prediletto accetto un appuntamento con un altro medico. Farò qualche domanda in più se non mi è chiaro qualcosa o ho un bisogno specifico. Mi sforzo un po’ di più per essere capita e capire.  Torno a casa scombussolata, non mi abituerò mai, lo so, a non sentirmi più invulnerabile come un tempo. Ma grazie al caso imperscrutabile dell’Universo sono stata sfortunata e fortunata. E grazie a questa gente in camice bianco e divisa verde, traballante e spaventata a volte, arrabbiata e incurante della differenza fra me e gli altri, faccio la voce grossa e ho ancora tanto da dire.

Malasanità un paio di palle, miei cari.

Pubblicato da: arniman | 2 marzo 2011

La fantomatica “discesa in campo”.

Certe espressioni divengono in tempi più o meno brevi frasi fatte, quasi da repertorio da aedo (e se non sapete chi fossero gli aedi, molto male, cercatelo in fretta, tutto è facile e veloce in Internet,c’è anche l’amica Wikipedia ) da usare quando le parole proprie scarseggiano,o per farsi capire meglio. E persino chi non sarebbe un degno linguista o letterato conia espressioni che resteranno nel nostro repertorio. Un signore nato nel 1936, pochi anni dopo il crollo dell’URSS,dopo un disatroso terremoto che colpì la “Prima Repubblica” italiana, quella di Andreotti e Craxi, si presentò all’elettorato potenziale con una frase ad effetto. “Ho deciso di scendere in campo…”

La frase s’è insediata nel nostro parlare quotidiano, nei tanto vituperati mass media. Ci si guarda negli occhi e se si dice “ho deciso di scendere in campo” la mente va a quel discorso del 1994, nella gran parte dei casi. Oramai chi prende una decisione, qualunque sia, non si avvia risoluto a una scelta,scende in campo. L’ultimo ad annunciare una discesa in campo è oggi l’amico Lele Mora. Scende in campo col PDL, o forse con la Destra. Bene benissimo.

Ora,non me ne vogliano i volenterosi d’ogni costume e schieramento, ma su di me l’imprinting funzionò male.O meglio,funzionò bene in un primo momento,ma m’imbattei in qualcosa che sulla mia mente distorta s’impresse assai meglio. Un discorsetto d’un bischero toscano corredato di carta gialla. Che mai avrà avuto codesta carta gialla non so,ma è una nota così colorata che mi pare di tastarla, rugosa e rumorosa al piegarla, odorosa d’inchiostro tossico degli anni che furono, prima dell’uso,poi non ne voglio sentire parlare. E quando tutti questi signori si gonfiano il panciotto, s’impettiscono d’orgoglio e vanagloria nel presentarsi al mondo, usando un’espressione che pare quasi pensino proferita dal sommo Dante in persona, a me viene tanto da ridere.

Un po’ come lo stratagemma di immaginare un uditorio in mutande per vincere l’ansia di parlare in pubblico, io, senza nulla da vincere o temere, immagino i signori con un bell’involto di carta gialla sotto il braccio, scarponi sporchi di terra, pantaloni di fustagno, e via, in campo a menar il popò per aria. Ringrazio tanto Benigni per questo e per i tanti minuti d’allegria che mi ha regalato inconsapevolmente. Ai lettori il video in questione, con il consiglio di saltare il primo minuto se vogliono, e di ignorare il nome del video, se risultasse cosa poco gradita.

http://www.youtube.com/watch?v=–47HwowFMc&feature=related

p.s. ho anche un simpatico gioco.Trovate le espressioni e le frasi fatte nel post.Buona serata.

Pubblicato da: arniman | 13 gennaio 2011

Fenomenologia del social eremitismo

Msn:

1.Settare Msn sullo stato “invisibile” ed evitare di contattare chicchessia.

Facebook:

1.Evitare di commentare,pubblicare,condividere alcunchè su Facebook.

2.Chat di Facebook perennemente offline.

3.Non rispondere ai messaggi privati su Facebook.

Twitter:

1.Rivelare l’esistenza di una pagina Twitter a pochissimi eletti.

2.Riversare il peggio di te su Twitter, in virtù del tuo pressochè totale anonimato.

Youtube:

1.Nessun,e dico nessun contatto, su Youtube.Scorrere video silenziosamente.

Altro:

Non dire a nessuno che musica stai ascoltando o in questo periodo o in generale.

Anche ai tempi dei social network, ostinarsi ad essere fervidi sostenitori dell’eremitismo.

Next level: centellinare le parole dal vivo.

Insostenibili invasioni umane.

Pubblicato da: arniman | 17 novembre 2009

Mood for.

My mood was in full swing

My mood was in full swing

I wanted to be free

Free to want so stale

I did not want to hear

The perfect thing to say

Dying to squeeze out

The ugly truth for everyone to hear

Admit You believed

Your perfect pool of lies

And now If you could say it

Everything would be all right

I did not wanna fight

I did not wanna kill

I wanted to be real

I wanted to believe

That I was not the only one alive

Pubblicato da: arniman | 5 novembre 2009

Studio aperto, edizione delle 18:30 del 03/11/2009

Notizia di apertura “Sentenza shock alla corte di Straburgo: via i crocifissi dalle aule scolastiche”.Con tanto di intervista a passanti avversatori della sentenza,ma senza un perchè preciso (“ci sta,quando andavo a scuola c’era,è tradizione…”), o con un perchè quantomeno da 1984 – il libro,non l’anno,non si sa mai- (“ci deve esser,l’Italia è una nazione cattolica,quindi il crocifisso ci deve essere”).La Costituzione in realtà dice che l’Italia è un paese laico.
Seconda notizia :”Influenza A, è pandemia,aumentano le vittime,17,di cui 8 in Campania”.Segue servizio che indugia sul dramma del sassofonista 35enne,ma soprattutto “quando la morte è quella dei bambini”,foto e frasi strappalacrime delle due bambine morte in questi giorni su colonna sonora tragica.Pessimo gusto,davvero.
Terza notizia: “I 50 anni di giornalismo di Emilio Fede,maestro del mestiere,dalla Guerra del Golfo ad oggi”.Lodi a Fede,alla sua professionalità e ironia,capacità di scherzare,anche su cose serie,e per il servizio sull’avvio della Guerra del Golfo.Mah.Scusate se la sua parzialità e irriverenza (non nel senso divertente del termine) non penso fossero da tralasciare.
Segue servizio sulla vicenda Marrazzo,questo sì,rispettabile,un pò superficiale,ma comunque corretto.
Non fosse che si scivola subito dopo malamente nel banale: “Perchè i potenti vanno con i trans,intervista alla trans più famosa d’Italia,Eva Robbin’s”.
In coda,servizio sul trans da donna a uomo rinchiuso nella casa del Grande Fratello.E un altro su “La timida Camila”,corredato di doppi sensi,ma più unici a dire il vero,rimestio di grandi seni e sguardi maschili arrapati.
Per chiudere in bellezza, la proposta di far diventare la lap dance uno sport olimpico,scene su scene di donnine svestite che mostrano le grazie intorno a un palo, e Juliana Moreira che promuove la Wii,controller in mano e richiami continui al prodotto.Sovviene il dubbio:ma sarà legale?

La Mediaset non fa servizio pubblico,ma significa anche che non è tenuta alla decenza?E’ comprensibile anche la promozione di programmi del gruppo televisivo (vedi Grande Fratello),ma indugiare su aspetti “pruriginosi” è obbligatorio?Non c’è più nulla che attivi il cervello oltre a due tette enormi?Dimenticavo il servizio sui casi umani che hanno tentato il provino per il Grande Fratello ma non l’hanno superato.Dopo il momento ormonale magari serve al telespettatore medio ad aumentare la stima di sè vedendo chi sta peggio.Ma a parte questo, Studio Aperto fa terrorismo psicologico indugiando sull’influenza A, e proselitismo lobotomizzato e stagnante sulla vicenda del crocifisso in classe.
Le lodi al pagliaccio Fede forse non meritano nemmeno valutazione,sono così paradossali da rasentare il pirandelliano.
Sono rimasta ai tempi in cui il giornalismo era sinonimo di informazione,mi sento sempre di più un’anticaglia chisciottesca che lotta contro mulini a vento,fra l’altro pure in rovina.

Nota,amara: se si cercano su Google immagini sotto la dicitura “Studio aperto” , un buon 80% ritrare giovani ragazze seminude.C’è una correlazione.Suppongo.Credo.Logo Studio Aperto

Pubblicato da: arniman | 12 maggio 2009

“Recuperi”

A me la tecnologia sta antipatica: non sono proprio capace di scrivere qualcosa di consistente direttamente con la tastiera del pc.Devo scrivere a mano,datemi carta e penna e starò bene,ma il pc è un non-mezzo e non riesco a far quagliare il discorso.Fanculo a me e al mio essere nata tardi.

Pubblicato da: arniman | 19 aprile 2009

Il cogito

“Io davvero non riesco a capire i problemi mentali,e le persone che li hanno,ma cosa vuol dire?”

“Putroppo nella vita ci sono situazioni in cui tutte le tue certezze crollano e senti di avere bisogno di una guida,qualcuno che ti prenda per mano e ti rimetta in carreggiata, è una cosa molto brutta, sei perso di fatto.”

“Sì, e dopo che le tue certezze crollano?Voglio dire, c’è il cogito, il cogito rimane, e si riparte da lì.”

“Sì vabbè, il cogito in quei momenti non c’è proprio, sei in confusione totale.”

“[…] faccia incredula […]”

Per carità, beato te eh.

Pubblicato da: arniman | 8 aprile 2009

Fra quattro litiganti, due…

In occasione delle elezioni dei rappresentanti degli studenti, svoltesi la settimana scorsa nella mia università, ho deciso di optare per una scelta mai fatta prima d’ora: ho deciso di non andare a votare, in barba alle mie posizioni usuali. Mi sono sforzata di astenermi, non per assurdo menefreghismo, ma come risultato di una somma di esperienze fatte, eventi vissuti, delusioni e disillusioni. C’è stata la questione delle proteste contro la legge 133, che sono state gestite in modo quasi monopolistico da una parte degli studenti, da cui sono emerse poi personalità confluite in una delle quattro liste candidate. Non certo le personalità più moderate ed aperte al dialogo, ma attestate sul posizioni massimaliste di occupazioni ad oltranza e blocco totale della didattica, durante il revival di una sorta di autunno caldo. Ciò che più mi ha lasciata allibita durante i mesi autunnali è stata la netta opposizione a scelte meno goffe, non occupazioniste, e la chiusura decisionista di un gruppo di colleghi con cui era ovvio, fino a pochi giorni prima, sentirsi dalla stessa parte “politica”. Invece, nel bene e nel male, l’organizzazione è stata presa da un manipolo di studenti, che ha preso seriamente il revival sessantottino, dopo ben 40 anni di avvenimenti che portano necessariamente alla non ripetibilità dell’evento stesso; solo per un soffio si è evitato il blocco totale della didattica, che avrebbe impedito a moltissimi studenti che usufruiscono di borse di studio e posti alloggio di proseguire gli studi. La motivazione secondo cui probabilmente l’anno prossimo i corsi di laurea non saranno attivati non regge, in quanto non ancora verificabile. Bisogna sapere tutelare ciò che si ha in mano al presente, lottando per il futuro, senza darsi per vinti per l’immediato, e non cadendo clamorosamente in fallo prestando il fianco a critiche da parte del governo, che si sapeva sarebbero arrivate; ma nel fervore del momento anche proposte intelligenti sono cadute nel vuoto. Ne consegue che ci siano animi, come il mio, poco propensi ad accordare fiducia a persone che sembrano mancare di concretezza. Sì, essere giovani vuol dire anche essere idealisti, ma non privi di realismo. La campagna elettorale di questi figli della rivolta è stata anche troppo spesso condotta a furia di colpi bassi indirizzati alla lista “uscente”, altra vera protagonista delle consultazioni, evadendo in modo poco astuto dagli intenti programmatici; effettivamente questi ragazzi hanno capito qualcosa. D’altro canto è demolendo l’avversario che nelle questioni di politica nazionale si va avanti. Perlomeno sono ragazzi acuti, ammettiamolo.
La lista uscente ha avuto almeno il buon gusto di cercare di puntare più ai risultati e ai contenuti, e di evitare lo scontro con gli avversari. Ma resta il fatto che la posizione di questa seconda lista è aliena dai fatti concreti addirittura più della prima citata: è affetta da un quasi totale distacco dallo studentato, analogo a quello, pericolosissimo , dei grandi partiti politici rispetto al “paese reale”. Sa di retorica, ma per lavorare efficacemente al bene pubblico è necessario conoscere i veri problemi, le necessità e le richieste dello studente comune, il che richiede anche una certa scioltezza personale, disponibilità al dialogo e all’ascolto, mentre gli ormai ex rappresentanti mancavano di queste qualità e propensioni. Nella connotazione fortemente religiosa del nucleo fondatore di questa lista risiede senz’altro un motivo di questo distacco, ed anche la chiusura su sé stesso di tale nucleo. Vedo da sempre un forte dissidio fra l’aspirazione a fare del generico bene delle organizzazioni religiose di vario tipo, e la loro renitenza ad abbandonare la pregiudiziale metafisica, chiamiamola così. Poi che io ritenga inadeguato un gruppo dalla forte dominante religiosa a rappresentare interessi concreti e scevri di attributi divini è un altro paio di maniche, in nome di una netta separazione, che ci dovrebbe essere, ma non c’è, fra a-aconfessionalità e confessionalità cattolica, questioni statali e questioni ecclesiastiche. In questi anni questi rappresentanti non hanno agito come una parte attiva dell’università, non hanno lavorato per creare una consapevolezza sui diritti e i doveri, non hanno cercato contatto, hanno lavorato e continuato a lavorare fra di loro, non rendendo partecipe nessuno dei supposti cambiamenti. Seppur durante la campagna elettorale abbiano esposto i risultati raggiunti, ed obiettivi futuri, sarebbe stato bene illustrare il proprio operato durante lo svolgimento; si fossero resi noti agli studenti i contenuti delle riunioni studenti-docenti, il lavoro avrebbe ottenuto riconoscimento, gli studenti davvero si sarebbero sentiti rappresentati. Invece,un immobilismo relazionale e sociale ha portato alla nascita di rappresentanti muti, capaci in campagna elettorale di richiedere sorridenti un voto di riconferma. Abbiate pazienza, io non voto il mutismo e l’assenza. La stessa religiosità dei rappresentanti ha portato a cercare di inzuppare di evangelismo, non richiesto, gli anni della carica. L’università non è un luogo di culto, ma di istruzione,checché ci si voglia fare credere: i giornali murali che arrogantemente ricompaiono lì da dove sono stati tolti, cercano di ammonire chi la frequenta, invadendo spazi laici. Abbiamo dovuto aspettare l’esplodere delle bomba sulla questione della sospensione delle cure ai malati in stato vegetativo perché finalmente qualche voce si alzasse contro questo modus operandi, nella forma di un giornale murale dai contenuti laici. Indolenza laicale, l’aver atteso così a lungo, è vero, di fronte ad un perseverare nel proporre dai muri argomentazioni metafisiche, evangelizzatrici, ripeto,non richieste. Non sono accettabili intromissioni di tale natura in un luogo di formazione; l’apertura della lista ad elementi laici, agnostici e via discorrendo non cambia purtroppo le cose nella loro base: anche in questo caso il nucleo, lo zoccolo duro, è noto, conosciuto, difficilmente sarebbe capace di prendere le distanze da un modus operandi fondante. Anche qui le facce, infatti, sono sempre le stesse, conosciute da anni, legate sempre alle stesse altre facce, non c’è innovazione, né nel team fondatore, né nelle scelte. Supponendo che il miglioramento si accompagni all’evoluzione ,de facto, su stesse basi, con la linea delle stesse menti, è difficile che il costume del lavoro silenzioso, e per questo decisamente ambiguo e svincolato da qualsiasi controllo, cessi di esistere o si modifichi.
Soprattutto è difficile credere che si dissolva l’incredibile capacità di scender sulla terra senza vagare mentalmente sospesi in uno spazio di beatitudine celeste che chiude da un lato fra loro stessi beati celesti e dall’altro rende intolleranti verso l’altro.
Lo spazio a quattro per le elezioni si è ridotto a spazio per due.
Una, la lista occupazionista che ha sempre aggredito con virulenza l’avversario, mancando spesso di informazione nell’esporre accuse, e confondendo così le acque degli obiettivi. Propositività e concretezza rasenti lo zero, confuse pseudo logiche di partito , neppure ben inquadrate. La seconda ha tentato frettolosamente di scendere fra comuni mortali per la propaganda, sfuggendo anche lei dall’individuare questioni di fondamentale importanza per la vita universitaria, senza riuscire a separarsi con convinzione da metafisiche assolutamente scisse dal concreto quotidiano dello studio, dei docenti da rincorrere,dei libri che non si riesce a reperire e via discorrendo, ed infine, ancora arroccata su quel gelo relazionale che trovo inammissibile. Fronteggiamoci quindi, noi che urliamo forte, e voi che siete immobilisti e immobili, tutti noi che abbiamo commesso errori grandi, piccoli, ingenui e grossolani, che ci hanno bruciato la credibilità. In più, la stragrande maggioranza dei nostri colleghi in caso di necessità ha dovuto rimboccarsi le maniche e perdersi per ore e giorni nei vicoli della burocrazia, di una presidenza che non parla con la segreteria che non parla con la presidenza (no,non è un errore, è un circolo vizioso), andando alla fonte, senza intermediari. Fronteggiamoci, noi candidati di due liste che non sono state capaci di aprirsi all’altra, o di farlo dettando condizioni non accettare, a ragione,ma più spesso a torto, e abbiamo condotto una campagna elettorale che dà il tono della strada scelta dal nostro paese, piena di livore, goffaggine, fuga dall’informazione. Lasciamo pure le altre due liste nell’ombra, la scena è nostra. Ma a noi altri, studenti con un minimo di senso critico, resta l’amaro in bocca, la disillusione, e ben poca voglia di concedere la fiducia col proprio voto a persone di cui conosciamo idee e strade, capacità e soprattutto incapacità di guardare oltre senza paraocchi, per lavorare seriamente.
Per stavolta, davvero amareggiati e delusi dal comportamento spesso poco maturo dei nostri coetanei, abbiamo in tanti passato il turno del voto, anche se credo che non tutti l’abbiano fatto per scelta. Riconoscere in qualcuno le capacità necessarie per individuare criticamente da dove si debba partire e dove si voglia arrivare, senza cercare di giocare a ruba bandiera per la vittoria, non è stato davvero possibile. Che poi ci vengano a dire che noi giovani siamo il futuro. Se queste sono le teste del futuro, concediamocelo, andiamo bene.

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Pubblicato da: arniman | 31 marzo 2009

Starting

Avevo bisogno di spazio, per considerazioni e pensieri rielaborati in diversi tempi, e dopo diverse occasioni. Relegarmi in uno spazio monotematico non mi andava più, e per questo, meglio un’area per una miscellanea d’argomenti e pensieri, che siano “fruttuosi” o meno, ” concreti” o meno, non mi importa granchè. L’importante è liberarmi la mente.

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